Non sono Superman, voglio solo cambiare Palermo
Cammarata, i suoi amici e miei compagni mi stanno facendo diventare un star. A parte gli scherzi, vi sembra normale che ogni mia iniziativa politica diventi la prima notizia sul Comune di Palermo? Quella più gettonata. Quella più succosa e notiziabile. Per me non è normale. E francamente, anche se non ci crederete, mi sono stancato di vedere la mia foto sui giornali o in Tv. Non sono mai stato affetto da sindrome di protagonismo. Insomma non sono io a farmi pubblicità. Sono gli altri a farmela.
Ma sapete perché diventa una notizia? Perché da quando ho deciso di candidarmi a sindaco, senza chiedere il permesso a nessuno, tutte le cose che ho sempre fatto e continuo a fare, adesso assumono un altro significato. Sono il solo candidato a sindaco, sino ad oggi, in corsa per il dopo Cammarata. L’unico che ha avuto il coraggio di alzare la mano senza il permesso dei notabili di partito.
Ritengo dunque normale gli attacchi di del coordinatore del PdL, Alberto Campagna e del centrodestra. Loro difendono l’indifendibile, cioé il sindaco che voglio far dimenticare. È assai anomalo, invece, che a criticarmi siano anche quelli che si oppongono a Cammarata. Parlo innanzitutto del mio partito.
L’iniziativa per la censura a Campagna è stata l’ennesima dimostrazione di un pregiudizio nei miei confronti. Capisco la foga e gli attacchi della destra, magari un po’ meno degli uomini di Micciché che nei mesi scorsi hanno votato la sfiducia al sindaco. Ma questo riguarda la coalizione che io voglio mandare al più presto all’opposizione e ci sta.
Mi riesce sinceramente difficile concepire che le critiche arrivino anche dai miei compagni di partito. Siamo riusciti a incrinare una maggioranza solida, l’asse Schifani-Alfano traballa sempre di più, il centrodestra arriverà alle mani per il successore di Cammarata, e questa è una sconfitta?
Sussurrano da destra e sinistra che io sia un solista, uno che fa solo propaganda. Che ha scheletri nell’armadio. Nei mesi scorsi un’autorevole deputata del Pd anche detto che la mia candidatura era “autistica”. No comment. Destra, sinistra, io guardo avanti.
Sapete cosa dice il detto: nel paese dei ciechi chi ha un occhio solo è un re. E questa politica è cieca. Ma anche sorda. E forse io ho ancora un occhio e un udito che riescono a guardare e a sentire quello che vogliono i palermitani.
Cosa vogliono? Un rinnovamento della politica. Una nuova generazione che affermi la propria leadership. Nuove facce. Nuove idee. E soprattutto nuova partecipazione.
Io sono quello che chiede le primarie. Quello che vuole rottamare la vecchia politica, che sta a destra così come sta a sinistra. Quello che parla con Zamparini e con Emma Dante.
Quello che si prende un aperitivo in centro e parla con gli sfrattati dello Zen. È questo quello che dà fastidio a tutti.
Ma c’è una cosa più di tutte che li fa impazzire: ho soltanto 35 anni e ho tanti voti. Sono un ragazzaccio col maglioncino che “strappa” e crede ancora che i sogni possano diventare realtà. E tanti sono disposti a sognare con me.

