Bersani e Di Pietro sono il passato. Io guardo al futuro delle nuove generazioni
A sei mesi dalle elezioni di Palermo il centrosinistra parla ancora di alleanze. Litiga sulle alleanze. Si divide sulle alleanze. Mette in dubbio le primarie.
Nessuna idea, solo nomi. Parlano i big. Parlano al passato e del passato perché non conoscono il presente e non immaginano minimamente il futuro.
Ma di che cosa parlano e soprattutto a chi parlano?
Bersani, Di Pietro, Vendola, Ferrero e tutti i loro fan palermitani sono fermi a Berlusconi, a Lombardo, al Terzo Polo. Parlano ancora di antiberlusconismo, antilombardismo e persino di anticuffarismo. Sono fermi alla preistoria.
Si candidano al ruolo di opposizione e non di proposizione. Guardano le foto ingiallite di alleanze e di candidature decise a tavolino contro qualcuno e non per fare qualcosa e pensano che quelle siano le foto migliori. Vivono di nostalgia e non di speranza.
Per questi dinosauri della politica è più rassicurante costruire recinti, essere circondati da uomini e donne che hanno le stesse magliette e sventolano le stesse bandierine. Hanno paura di vincere e, soprattutto, di convincere chi non la pensa come loro.
Va avanti così il dibattito sulle elezioni di Palermo. Una città in coma da dieci anni, che avrebbe bisogno di risposte, di sogni, di idee buone, di soluzioni e non di problemi tra partiti e sterili contrapposizioni tra notabili e invece ha davanti il solito vecchio teatrino della politica.
Qualche settimana fa, Bersani da Napoli ha annunciato la candidatura di Rita Borsellino a sindaco di Palermo. Gli ha risposto, ieri, Di Pietro indicando il solito Leoluca Orlando.
Leoluca Orlando e Rita Borsellino, come ho detto qualche mese fa, sono le storie più belle di Palermo da quando sono nato, cioè 36 anni fa. Ma di storia si parla.
Quando è diventato sindaco per la prima volta Orlando avevo 10 anni. Rita Borsellino è scesa in campo dopo le stragi di mafia, avevo 17 anni. Noi oggi abbiamo il dovere di raccontare sì una storia, ma soprattutto abbiamo il dovere di indicare una nuova frontiera, un futuro possibile per i palermitani e, con tutto il rispetto, non credo nella loro capacità di rappresentare il cambiamento di cui Palermo ha bisogno.
Palermo ha bisogno certamente di memoria, ma ha soprattuto bisogno di un sindaco che dica cose nuove, che faccia cose nuove e che sia in sintonia con le nuove generazioni. Che riporti Palermo alla contemporaneità, alla modernità. Che faccia diventare competitiva e internazionale la nostra città. Una città coraggiosa, semplice, bella e soprattutto felice.
Se fossi Cammarata, leggendo i giornali di questi ultimi giorni, stapperei una bottiglia di champagne tra una partita di tennis e un giro in barca. Sapete perché? Perché quel rigore contro di lui, a porta vuota, il centrosinistra lo sbaglierebbe e lui lo sa.
Perché il centrosinistra a Palermo dimostra che è solo testimonianza mentre il centrodestra, dopo il sindaco fantasma, arranca.
A Palermo c'è bisogno di una politica nuova. Per questo già un anno fa mi sono candidato a sindaco di Palermo. Alle primarie, naturalmente. Contro tutti, senza aspettare il turno. Perché non sono più i partiti a candidare ed eleggere i sindaci. Sono i cittadini, alle primarie e alle elezioni. Di destra e di sinistra.
Noi le primarie le abbiamo inventate e oggi rischiamo di ripudiarle.
Il centrosinistra non si vuole rassegnare a un mondo che è cambiato e fa di tutto per resistere alle novità. La novità è che i politici ormai non riscuotono alcuna fiducia tra la gente normale. La novità è che o si fanno prevalere le idee alle ideologie, il fare al dire, l’unità alla divisione, i posti di lavoro alle poltrone, il futuro al passato, oppure fare politica per la gente normale sarà solo ed esclusivamente un reato previsto dal codice penale.
Io mi candido nel nome di Palermo e non nel nome del centrosinistra. Perché i partiti così come sono organizzati vanno rottamati. Comandano in pochi. I soliti noti. Alla fine tutti si mettono d’accordo e i tanti o eseguono gli ordini o li fanno accomodare fuori.
Io non mi allineo, lotto e non e mi arrendo. Mi sono candidato un anno fa perché non ho ascoltato chi mi diceva di prendere il numero del turno e mettermi in fila. Continuo a essere in campo, perché io il calcio di rigore lo voglio calciare. Non ho paura di segnare, ho coraggio altruismo e fantasia. Dico cose nuove e guardo a Palermo e non ai partiti.
Sono solo contro tutti? No, sono solo con tutti. La maggioranza dei palermitani che non segue la telenovela dei partiti ma spera solo in futuro migliore è con me. Questo mi dà la forza e il coraggio di continuare.

